Diary

Era un tranquillo venerdì…

20 novembre 2015
war

Era un tranquillo venerdì….
Ed e’ scoppiata un’altra inutile guerra.

E’ venerdì. Il venerdì sera e’ per molti di noi relax, tempo libero. Il pensiero di non doversi alzare la mattina presto, di poter dormire e prendersi tempi più dilatati il giorno dopo, da’ un sapore tutto particolare a questa serata. Una cena tra amici, un compleanno, un drink dopo cena, un concerto. Questo e’ il sentimento che avrà attraversato molte delle vittime di venerdì scorso, a Parigi. Avranno finito di lavorare, si saranno preparati per quel momento di svago e leggerezza. E non sono tornati a casa. E hanno visto l’orrore, come raccontano i sopravvissuti.
E’ passata una settimana e non ho scritto prima per non cavalcare l’onda emotiva, perché ho letto cose belle, e molte cose brutte. Ho letto di empatia e solidarietà. Ho visto foto di stragi e candele accese alle finestre. Ho letto giornali e sentito Tg. Ho letto dichiarazioni di politicanti che hanno usato la tragedia per improbabili campagne elettorali, giocando sulla paura e il sentimento nazionale. Sono sbucate notizie di mesi fa su stragi passate in sordina perché accadute in paesi più lontani e non europei. Ho letto questa cosa terribile di morti di serie A e serie B. E soprattutto ho avuto la sensazione che benché così vicino, benché molti di noi abbiano amici e parenti a Parigi e frequentino questa città meravigliosa, nonostante tutto questo sarebbe potuto accadere ovunque, ad ognuno di noi, tutto sembra virtuale: perché lo vedi in tv e lo condividi sui social, dove qualsiasi cosa scorre ad una velocità tale da non sembrare reale. Mi spaventa tutto ciò. Mi irritano le reazioni di quelli che fino ad un giorno prima l’Isis e’ una sigla e i francesi sono antipatici e il giorno dopo sono esperti di politica internazionale, conflitti religiosi e strategia militare. Mi assale un senso di rabbia e impotenza quando sento e leggo insultare le persone in base al loro credo. Sia chiaro: il terrorismo e’ una stortura orrenda dell’azione umana. E’ quanto di più bieco, meschino e vigliacco si possa immaginare. Andare a colpire vite umane con violenza, mai ad armi pari. Ed e’ su questa espressione – “ad armi pari” – che provo un senso di sconforto e confusione. Chi ha le armi pari?! Buoni e cattivi. Indiani e cowboys. Occidentali e mediorientali. Ricchi e poveri. Disperati e affamati di soldi e potere. Chi, tra queste categorie, e’ “ad armi pari”? Chi decide quando e come rovesciare regimi che fino a qualche anno prima facevano comodo nel business e poi diventano “dittature”? Quali equilibri economici si vogliono salvaguardare tramite gli squilibri sociali e le vite delle persone?

“Not in my name”, sfilano i musulmani.
“Si producono armamenti per bilanciare le economie. Sarà un Natale truccato”…dice Papa Francesco, “non basta pregare, ma bisogna agire  e levare le cause” sostiene il Dalai Lama. Non si tratta di stare di qua o di la’. La libertà. Il valore più alto. Il terrorismo di ogni periodo e colore ha sempre e solo tentato di uccidere la libertà. Per questo diciamo NO! Per questo bisogna viaggiare, uscire, condividere, parlare. Aprire la propria testa e il proprio cuore. Non bombardare. Difendersi e’ legittimo. E ci mancherebbe. Ma questa “guerra” in cui cadono civili, chi la sta combattendo e per quali motivi? Libertà, uguaglianza, fratellanza. Ovunque però. Senza troppe bandiere.

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2 Comments

  • Reply Giada 20 novembre 2015 at 10:20 pm

    Il messaggio dei terroristi è molto chiaro: usare le armi per privarci della nostra libertà, della nostra sicurezza, della nostra pace. Ma come dici tu e come credo fermamente io, se smettiamo di viaggiare, occupare stadi, teatri, bar e locali, stiamo al loro gioco, facciamo esattamente quello che loro vogliono. È vero, sono solo parole, ma nel mio piccolo cerco di mantenere questo obiettivo: continuare ad essere libera. Approfitto di questo post Luca per raccontarti una cosa. Proprio oggi parlavo con mio padre di viaggi, la mia passione. Ad un certo punto mio papà mi ha interrotto e mi ha detto: “In questo periodo in aereoporto non ci metto piede”. Gli ho chiesto la motivazione e lui mi ha risposto “Perché ti voglio troppo bene”. Come si fa a replicare?? Non ci sono riuscita. Ecco le conseguenze del terrorismo. Un bacio Luca!

  • Foto del profilo di Agata la poetessa
    Reply Agata la poetessa 20 novembre 2015 at 11:53 pm

    cooncordo pienamente il tuo pensiero. mi soffermo in particolar modo su 2 punti: non esistono morti di serie a e morti di serie b. Anch’io, durante questa setti mana, ho letto tantissimo, ascoltato il messaggio del Papa e condiviso tanti post.Attraverso la lettura di libri, sorge sempre tristemente il fatto che i conflitti sono sempre esistiti ma non per questo dobbiamo perdere i nostri valori. Trono inoltre a ribadire anche la tua teissul fatto che dobbiamo continuare a vivere emai soccombere. Come ti accennavo l’altra sera, le nostre famiglie ci assillano con ansie e tensioni in merito al viaggio di dicembre, ma noi siamo decisi a partire. Dobbiamo continuare a ivere e ad amre la vita, mai soccombere! Serena notte e grazier semrpe per le tue condivisioni. ho condiviso il tuo post. Un abbraccio e nell’attesa di un tu prossimo post, ti auguro un sereno fine settimana da trasc orrere semrpe con chi ti dona gioia.

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