Diary

Quanto e’ bello l’inverno…per chi ha un posto caldo e sicuro in cui tornare.

2 dicembre 2015
senzatetto

Finalmente e’ arrivato l’inverno. Dopo mesi e mesi di caldo, dopo splendide ottobrate e quest’anno direi anche “novembrate” romane, finalmente l’inverno. Con quel freddo mai troppo pungente a Roma. Anzi umido. Quell’umidità che fa peggiorare gli acciacchi alla schiena! Finalmente, si. Per noi. Per chi ha una casa calda in cui tornare. Per chi dopo una giornata di lavoro, di impegni, “torna” alla sua “dolce casa”. Quella sensazione meravigliosa di arrivare, mettersi comodi, buttarsi su un divano. Accendere la tv, e il camino magari!
Poi leggo, pochi giorni fa, una notizia, su un noto quotidiano: “doveva spuntare anni fa, ma e’ arrivato solo ora. E’ il cancello anti-clochard nella Galleria delle Carrozze della stazione Centrale di Milano, da ora recintata. Una cancellata contro i bivacchi decisa nel 2010, quando sollevò diverse polemiche in una Milano alle prese con tutta una serie di cancelli che spuntavano qua e là. Il progetto, che ha avuto il via libera dalla sovrintendenza ai Beni architettonici, chiuderà dall’una alle quattro di notte, le cinque grandi arcate che permettono l’ingresso nella strada coperta da cui si accede all’atrio principale della stazione e i 18 passaggi pedonali”. Chiuso per tre ore. Quelle del freddo pungente di Milano, nel buio profondo. Quelle ore in cui la città “fortunata” dorme tra soffici piumoni e morbidi cuscini. Quelle tre ore saranno “anti-clochard”. Perché i barboni fanno paura. O ribrezzo. Perché vederli fa un certo effetto. Perché sappiamo che dietro quel “barbone” o quel ragazzo pieno di orecchini e tatuaggi che a malapena si regge in piedi, c’è sicuramente una storia, una famiglia. Magari c’è una storia simile alla nostra fino ad una certa età. Poi chissà. “Se la cercano”. “E’una scelta”. “Peggio per loro”. “Vadano a lavorare”. Quante volte abbiamo sentito dire queste frasi? O quante volte hanno sfiorato anche noi? O le abbiamo pensate? O dette addirittura? Il giudizio. Il dito puntato, sempre pronto. A quello do’ la monetina, a quello no. Certo, non si possono dare tutti, siamo d’accordo. Ma il punto non e’ questo. Il punto e’ il giudicare, mettersi su un piedistallo e senza conoscere nulla di queste persone, decidere che se vivono così, lo meritano, evidentemente hanno fatto degli errori. Poi ogni tanto ne muore uno di freddo, e giù con gli articoli strappalacrime. “Era un funzionario….poi, i debiti…”. “Beveva”.
Mi sono sempre chiesto quali ricordi passino nelle menti di questi uomini e donne soli e infreddoliti, se serbano nel cuore e negli occhi la sensazione di una casa, di un letto, di un abbraccio. Poi per fortuna non si legge solo dei cancelli “anti barbone” ma anche di giacche e piumini lasciati sui lampioni per chi ha freddo, di associazioni vere di volontariato che ogni mattina consegnano colazioni calde. Per esempio un americano ha creato un’associazione per donare scarpe nuove o seminuove ai bisognosi, e in poco tempo grazie alle donazioni, ne ha distribuite tremila paia. Seimila piedi al caldo invece che congelati. Un gesto che ha un forte significato, ho pensato. E’ un modo per ridare dignità alle persone: puoi ancora camminare per la tua strada, compiere il tuo cammino, qualunque esso sia. Senza giudizio. Ovunque tu abbia deciso di andare.
Così mi sono riproposto, quest’inverno di fare la stessa cosa. E’ vero, se fai un gesto benefico non c’è bisogno di pubblicizzarlo, ma io qui lo scrivo a voi: pensate ad un capo di abbigliamento che non usate, bello caldo, ad un paio di scarpe, una sciarpa, dei guanti. Un oggetto utile. E regalatelo alla prima persona in difficoltà che incontrate.
Quante! Nelle strade delle nostre città. Fatelo, se potete.

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4 Comments

  • Reply Agata 2 dicembre 2015 at 5:20 pm

    Buon pomeriggio, Luca! sì, spesso anch’io mi sono chiesto quali storie si trincerano dietro queste persone e ti dirò che per idversi anni ho fatto parte di un gruppo parrocchiale eho avuto modo di ascoltare tante di queste storie dai diretti interessati in quanto andavamo ad intrattennere ea portare doni agli ospiti del Convento delle Missionarie della Carità e da Biagio Conte. Credimi, stando a contatto con queste persone, torni a casa ricca di immensi sentimenti. I miei capi di vestiario ed accessori che non uso più li dono sempre a queste persone e continuerò a farlo. Sono lietissima di condividere il tuopensiero e e poter leggere ancora una volta una testimonianza della tua sensibilità. A prestissimo! Ti abbraccio.

  • Reply valeria 2 dicembre 2015 at 5:46 pm

    E’ bello vedere che ci sono persone impegnate davvero, é bello incontrarle ed é bello che ci aiutino a riflettere, e grazie anche a te

  • Reply Giada 2 dicembre 2015 at 8:25 pm

    Certo Luca ci mancherebbe! Le persone meno fortunate di noi vanno aiutate. Sempre. Non la considero generosità ma piuttosto credo sia un dovere civico. Un gesto nobile pubblicarlo nel tuo blog. Anche per questo sei il mio attore preferito! A Parma, la mia città, i clochard sono presenti soprattutto nel centro storico. A volte mi è capitato di incontrarne alcuni che rifiutano un aiuto per orgoglio. Non sai quanto mi abbia fatto riflettere tutto ciò. Quando vedi certe situazioni ringrazi Dio per averti dato una casa! Baci Luca!

  • Foto del profilo di Caterina
    Reply Caterina 3 dicembre 2015 at 10:38 am

    Spesso si dà tutto per scontato …il caldo di una casa ,l’affetto di una famiglia …e ancora la semplice tisana calda che ci prepariamo per riscaldarci …mi accorgo con molto dispiacere che non ci guardiamo intorno o comunque pochi lo fanno…eppure quegli occhioni grandi che spuntano sotto grosse sciarpe vecchie e cappottoni malandati parlano..parlano quel silenzio che pochi svoltano ma che sono certa arriva al cuore di chi è sensibile .Aiutiamo e tardiamo sempre una mano ,cerchiamo di essere disponibili …aiutiamo nelle mense e anche nei canili e diamo una mano …grazie Luca che ci aiuti a riflettere e che ci permetto di scrivere qui sul tuo blog …un abbraccio

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