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    Diary

    Comunicazione Virtuale

    20 gennaio 2016
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    E’ nelle sale in questi giorni il nuovo film di Giuseppe TornatoreLa Corrispondenza. Non vi svelo nulla della trama e anzi vi consiglio, se volete andarlo a vedere, di evitare di leggere le critiche, che rischiano di svelarvi buona parte della storia e rovinarvi la visione. Ma voglio partire da questo film perché mi ha fatto riflettere molto. Due persone che si amano comunicano anche attraverso la tecnologia, giusto? Sono uscito dal cinema e in modo automatico ho acceso il cellulare. Ho iniziato a scorrere messaggi, social, mail. Camminando verso la macchina. Non ho alzato lo sguardo. Chissà chi mi è passato accanto, chissà se c’era una bella vetrina, o un gabbiano nel cielo che avrei potuto seguire con lo sguardo, partecipando al suo volo. Sms, messaggi vocali, mail, chat, foto, skype, etc etc etc. Sicuramente la tecnologia accorcia le distanze. In un batter d’occhio, ops, di tastiera o touchscreen, si è connessi, ci si scambia parole, segnali, informazioni. Per esempio se si è lontani per lavoro (a me può succedere spesso) è bellissimo potersi vedere comunque sullo schermo, riempire un po’ di quella mancanza fisica. Eppure….eppure.

    Quanto era bello scriversi le lettere  a mano? Spedirsi delle foto stampate su pellicola, rileggere la lettera, guardarla, tenerla tra le mani. Pensare alle mani di chi l’ha scritta. Era bello si. Poetico. Romantico. Poi rivedersi, alla stazione, dal vivo. Oggi queste distanze sembrano quasi dissolversi, tra un messaggino e una chat. Ma è pura illusione. Si è in contatto, si, ma è virtuale. Piacevole, ma effimero. Sfuggente. Poi c’è il rischio piu’ grande: sostituire il reale con il virtuale. Questa “illusione” di stare vicini e quindi, vedersi meno di persona. Chattare invece di prendere un caffè insieme. Perché si sa, siamo impegnati, il tempo stringe. E a volte persino se siamo uno di fronte all’altro, il richiamo tecnologico è così forte che un occhio al telefono e a facebook non si nega mai. Quindi capita di vedere gruppi di ragazzini seduti ad un bar, ognuno con il suo telefono in mano. O la notte di Capodanno? Passata la mezzanotte tutti a postare auguri e foto. Non fraintendetemi: piace anche a me, mi diverte.
    Anche il mio blog è un mezzo proprio per scambiare parole e opinioni con chi, altrimenti, non avrei modo di incontrare, conoscere. Eppure credo ci sia un limite che non può e non deve essere superato, ed è quello di far diventare la comunicazione tecnologica quella predominante. Non possiamo permetterlo! Scambiamoci info, idee, foto, mail. Lavoriamo anche a distanza, ritroviamo amici persi, rafforziamo anche rapporti potenzialmente professionali, innamoriamoci, divertiamoci, sui social, ma facciamo in modo che sia solo una parte della nostra vita relazionale. Ci arriva un messaggio di un amici che non vediamo da tempo? Fissiamo subito un incontro. Metto “parteciperò” ad un evento FB di amici, vado davvero! Questa illusione di esserci non essendoci, vi confesso, un po’ mi inquieta.

    Questo film mi ha fatto risalire quella sensazione, quella della “dipendenza” dalla comunicazione virtuale. I nostri mezzi ci offrono grandi potenzialità, è vero. E siamo fortunati. Usiamole, senza demonizzarle. Ma a volte guardo mio figlio, che è poco più di un bambino, quindi “nativo digitale”, e mi viene solo voglia di nascondere il tablet e mandarlo a giocare alla settimana, con i gessetti in mano, e vederlo tornare sporco, stanco e sudato.  Insomma, amici, restiamo in contatto, qui, e altrove, ma viviamo la nostra vita reale e alziamo il naso dal cellulare quando camminiamo, magari di fronte a voi sta per passare la donna o l’uomo della vostra vita e ve li  perdete per leggere un mio post! 😉

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